A San Vito Lo Capo batte il cuore del Cous cous.

Quasi una pratica zen dunque, un rito che è anche introspezione diretta e immediata che sottrae alle parole e alle azioni qualsiasi significato simbolico e rappresentativo. I ristoratori lo propongono in modi differenti ma senza affrancarsi mai dalla tradizione. Il couscousfest, a San Vito Lo Capo, è stato un modo per avvicinarsi alle sue origini più remote, svelando un’anima comune: il rito. Gli ingredienti sono diversi, talvolta lontani, ognuno può metterci quello che vuole, eppure la cerimonia li unisce. Si, esiste una religiosità che accorda il cuscus di tutti i popoli della terra: il rispetto per il grano, la manualità, la fame.  Il Brasile lo prepara con la farina di mais , Senegal e Costa d’Avorio con la farina di miglio. La tunisia ha caratteristiche più vicine alle nostre, la semola di grano duro. La incocciano, la cuociono a vapore e poi la fanno essiccare sui tetti. Così la consumano per il resto dell’anno”. Il segreto è tutto nella manualità con cui si gira la semola nel piatto.  Ci vuole una mano da bambino, leggera e curiosa. La semola va accarezzata, senza pressione, dolcemente. Tra il cuscus e chi lo manipola deve esserci comunicazione, rapporto, intesa.  Quasi una pratica zen dunque, un rito che è anche introspezione diretta e immediata che sottrae alle parole e alle azioni qualsiasi significato simbolico e rappresentativo. Testimonia la vivace persistenza con la complessità delle preparazioni legate ai contesti cerimoniali. Una cucina che comunica, anche quella di ogni giorno, veloce o lenta, per segnalare rotture epocali o complici continuità, a seconda delle circostanze e dei destinatari. Anche sotto il profilo nutrizionale costituisce un interessante polo alimentare . Una porzione di 150 g di cuscus con carne di montone è un piatto sostanzioso e allo stesso tempo dietetico: 360 kcal; 9 g di proteine; 1,5 g di grasso; 77 g di carboidrati; 30 mg di Calcio; 360 mg di P; 7,7 mg di Ferrro; 0,3 mg di vitamina B1; 0,1 mg di vitamina B2; 3 mg di vitamina PP. “Nonostante si tratti di un cibo povero (sfarinato di frumento con eventuale aggiunta di farine leguminose, cotto al vapore e successivamente insaporito con ortaggi mediterranei anch’essi bolliti, e spezie) il cuscus può essere considerata una pietanza completa”, sostiene Carlo Cannella, ordinario di scienza dell’alimentazione all’università La Sapienza di Roma. “ E forse proprio per tale ragione vi si può vedere l’antesignano dei piatti unici”.