Erice: una terazza sul Mediterraneo

Erice è un luogo magico, il suo nome è indissolubilmente legato alla Dea Venere. Molte leggende se ne contendono l’origine, nel mito greco si racconta che Erix, figlio di Afrodite, l’abbia fondata e per difenderla sia morto in uno scontro con Ercole. Nel mito Virgiliano è Enea l’artefice della sua nascita, infatti egli, dopo avere seppellito il padre Anchise alle pendici del monte, lascia che i suoi compagni si stabiliscano sulla cima di esso . Ma il mito più intrigante e affascinante vuole Erice luogo di culto della Dea Venere protettrice dell’amore e della fecondità . Nel Castello di Venere che fu poi trasformato dai Normanni in Fortezza, i Punici veneravano la loro dea Astarte e una volta all’ anno, per renderle omaggio, mandavano uno stormo di colombe dalla vicina Cartagine, mentre con l’arrivo dei Romani il tempio fu dedicato al culto della loro Venere Ericina.
Per secoli questo luogo pieno di fascino fu meta di pellegrini provenienti da tutto il Mediterraneo. Marinai o principi, tutti speravano di poter salire, almeno una volta, su quella rocca per consumare il rito dell’amore e della fecondità e partecipare ai fastosi banchetti portando doni alla Dea.
Con l’avvento del Cristianesimo al posto del tempio ormai diroccato i Normanni costruirono una fortezza cinta da possenti mura, il culto pagano fi sostituito dal culto cristiano per la Vergine Maria.

castello-venere
Castello di Venere
Il Giardino del Balio, custode del Castello, si intreccia mirabilmente al tessuto medievale della città, vi si accede da due diversi accessi tramite due eleganti scalinate. Ricco di viali, aiuole, ringhiere e lampioni di ghisa, fontane e piccole steli marmoree vi consentirà di passare dei momenti in assoluto relax.
Dal belvedere è possibile ammirare Trapani e le sue Saline, le Isole Egadi, la Torretta Pepoli, e il golfo di Bonagia con il Monte Cofano.
Sarà proprio la Torretta Pepoli il “Faro di pace del Mediterraneo”. Da poco restaurata è accessibile in tutte le sue parti attraverso un sentiero che la collegha a piazza San Giovanni e al Balio.
L’immobile fu il “pensatoio”, il luogo di ritiro, di studio e di riposo del Conte Agostino Pepoli, ma anche singolare ambiente dove egli, fra il verde e l’azzurro, ospitò amici di riguardo particolare. La torretta vuole rappresentare il luogo dove i giovani di tutto il mondo e di qualsiasi religione possono dialogare per costruire la pace.
Lungo le sue vie mirabilmente acciottolate si aprono dei piccoli cortili pieni di sorprese, si rincorrono le facciate di eleganti Palazzi e di bellissime Chiese.
Non dimenticate di visitare il Museo Civico Cordici, all’interno del Municipio, dove sono conservati reperti archeologici di periodi diversi, tra cui la testa di Afrodite del IV secolo a.C., dipinti e paramenti sacri del XVII e XVIII secolo e l’Annunciazione proveniente dalla chiesa del Carmine, gruppo marmoreo di Antonello Gagini del 1525. Ad Erice vi sono più di 60 chiese e poiché non è possibile visitarle tutte è stato realizzato un itinerario consigliato.
Con un unico biglietto si può accedere a diverse chiese tra cui la Matrice, San Martino, San Giuliano e San Giovanni.
Per conoscere igli itinerari:  info@ericelamontagnadelsignore.it

La Chiesa Madre, edificata nel XIV sec., è dedicata alla Vergine Assunta, ha uno straordinario portale gotico e un magnifico rosone. Al suo fianco si erge una torre di vedetta, costruita nel 1312 dal Re Federico III di Aragona, cui fu dato in seguito la funzione di campanile. Risale allo stesso periodo il Quartiere Spagnolo.
La Chiesa di San Martino fu fondata in epoca normanna da Ruggero (XII secolo). annessi alla chiesa ci sono il cortile cinquecentesco e la Sala della Congrega del Purgatorio, istituita nel 1517, alla fine del 1600 fu ricostruita con stile barocco e abbellita con stucchi, affreschi e pitture di Antonio e Vincenzo Manno.
La Chiesa di San Giuliano custode dei “Misteri” di Erice venne edificata nei primi secoli del cristianesimo per poi essere riedificata agli inizi del 1600 più imponente e con tre navate. Nel 1927 la chiesa fu chiusa, a causa di un crollo interno e riaperta, dopo quasi 80 anni, il 26 dicembre 2005.

La Chiesa di San Giovanni risale ai tempi di Costantino, secondo quanto riportato nell’ iscrizione in una lapide ed è la più grande di Erice. Oggi ospita attività culturali e concerti di musica sacra e musica medievale.
Proseguendo la nostra passeggiata troviamo a difesa della città le famose Mura ciclopiche costruite su due livelli con dei grandi blocchi unici alla base mentre la parte superiore risale ad epoca medievale queste sono interrotte da tre porte: Porta Trapani , Porta Spada e Porta Carmine.
Guardando con attenzione potrete vedere alcune lettere fenicie incise sulla pietra.
Fuori dalla cinta muraria si arriva al Quartiere Spagnolo, una costruzione militare lasciata incompiuta dagli aragonesi da cui si domina uno splendido panorama. In passato “Salire ad Erice”era l’occupazione preferita dagli abitanti della valle, quando il caldo si faceva prepotente l’unico rimedio alla calura estiva consisteva in lunghe passeggiate nelle sue pinete. Luogo molto amato oltre che per la sua tranquillità anche  per la bontà dei dolciumi preparati dalle monache di clausura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *